Esiste un Cammino di Santiago in Sicilia: il Cammino di San Giacomo tra entroterra e borghi nascosti

Quando si parla di pellegrinaggi legati a San Giacomo, l’immaginario corre quasi automaticamente verso la Spagna e la Galizia. Eppure, esiste anche in Italia, e in particolare in Sicilia, un cammino giacobeo autentico, storico e ancora poco conosciuto. Il Cammino di San Giacomo in Sicilia attraversa l’isola da sud a nord, collegando Caltagirone a Capizzi, due comunità che da secoli custodiscono una forte e documentata tradizione jacopea. 

Non si tratta di una rievocazione recente o di un itinerario costruito per rispondere a mode contemporanee, ma di un percorso che nasce dalla devozione popolare, dalla presenza di reliquie e da una continuità religiosa che ha attraversato i secoli.

Il cammino si sviluppa per circa 130 km in sei tappe principali, con distanze contenute e modulabili, pensate per adattarsi al tempo e alle capacità dei camminatori. Attraversa otto comuni intermedi e una varietà sorprendente di paesaggi: aree agricole, altipiani interni, riserve naturali, vallate fluviali e borghi montani. Più che un itinerario “da completare”, è un percorso da abitare, in cui il movimento fisico diventa uno strumento di osservazione lenta e di riorientamento personale. 

La Sicilia che emerge lungo questo cammino è quella meno raccontata, lontana dalle coste e dai grandi flussi, ma profondamente coerente con l’idea di pellegrinaggio europeo.

Esiste un Cammino di Santiago in Sicilia? dalle ceramiche di Caltagirone ai mosaici di Piazza Armerina: le prime tappe del cammino

Il Cammino di San Giacomo inizia a Caltagirone, città celebre per la tradizione ceramica ma anche per la presenza della Chiesa di San Giacomo, punto simbolico di partenza. Dopo la visita iniziale, il percorso si allontana rapidamente dall’ambiente urbano per immergersi in una campagna punteggiata da sorgenti e tracciati rurali. 

La prima tappa conduce a Mirabella Imbaccari, passando da San Michele di Ganzaria, luogo di sosta dove è possibile timbrare la credenziale e visitare la Chiesa di San Michele Arcangelo. Qui il cammino assume già una dimensione concreta e quotidiana, fatta di piccoli gesti e soste essenziali.

La seconda tappa prosegue verso Piazza Armerina, attraversando il territorio di Aidone e l’area dell’Eremo di Leano, un luogo appartato che invita a fermarsi prima dell’arrivo in città. 

Piazza Armerina rappresenta uno dei contrasti più evidenti dell’intero cammino: dopo chilometri di silenzio agricolo, il pellegrino incontra una città di grande rilievo storico, conosciuta in tutto il mondo per la Villa Romana del Casale e i suoi mosaici. Qui il cammino incrocia la storia imperiale e aristocratica della Sicilia, ricordando che questi territori sono stati, per secoli, luoghi di passaggio e di potere.

Attraversare il bosco: la Riserva di Rossomanno e l’arrivo a Valguarnera

Esiste un Cammino di Santiago in Sicilia? La terza tappa, da Piazza Armerina a Valguarnera Caropepe, segna uno dei passaggi più significativi dal punto di vista ambientale. Il percorso attraversa la Riserva naturale di Rossomanno-Grottascura-Bellia, un’area caratterizzata da boschi di eucalipti e conifere, in cui il cammino assume un andamento più raccolto e continuo. Qui sono presenti la Cappella della Madonna del Cammino e alcune installazioni dedicate ai pellegrini, integrate nel paesaggio senza interromperne l’equilibrio.

Tra gli elementi più noti di questa tappa ci sono le cosiddette Pietre Incantate e la Croce di Ferro, dove i camminatori lasciano una pietra votiva prima della discesa verso Valguarnera. Si tratta di gesti semplici, ripetuti, che non hanno nulla di spettacolare ma contribuiscono a creare un senso di continuità tra chi è passato prima e chi arriverà dopo. L’arrivo a Valguarnera Caropepe conclude una tappa che privilegia il silenzio e l’attraversamento lento rispetto alla descrizione del luogo.

Dalla Piana di Dittaino ai Nebrodi: Assoro e Nicosia

Esiste un Cammino di Santiago in Sicilia? La quarta tappa collega Valguarnera ad Assoro, attraversando la Piana di Dittaino, una zona agricola resa fertile dal fiume omonimo. Il percorso è relativamente dolce fino alla salita finale verso Assoro, borgo arroccato su una collina e dominato dal Palazzo della Signoria e dalla Basilica di San Leone, risalente al XII secolo. Qui il cammino entra in un centro storico compatto, dove la stratificazione medievale è ancora leggibile.

La quinta tappa conduce da Assoro a Nicosia, passando per Nissoria, antico insediamento di origine armena. Superato questo punto, si entra progressivamente nel territorio dei Nebrodi, con un cambiamento evidente del paesaggio e del clima. 

Nicosia, conosciuta come la “Città dei 24 Baroni”, rappresenta una sosta importante per il camminatore, grazie alla presenza di numerosi monumenti religiosi e civili, tra cui la Cattedrale e il Convento dei Cappuccini. È una città che racconta una lunga storia di autonomia locale e di centralità politica nell’entroterra siciliano.

Capizzi, la “Compostela siciliana”: il senso dell’arrivo

L’ultima tappa del Cammino di San Giacomo in Sicilia conduce da Nicosia a Capizzi, attraversando contrade rurali e aree montane fino a raggiungere il borgo dei Nebrodi che rappresenta il cuore simbolico del pellegrinaggio. Capizzi è spesso definita la “Compostela siciliana” per il ruolo centrale che riveste nella devozione giacobea dell’isola.

Qui si trova il santuario più antico dedicato a San Giacomo in Sicilia, che custodisce la statua dell’Apostolo e l’antica portantina conservata nell’Oratorio della Buona Morte. L’arrivo a Capizzi non è caratterizzato da celebrazioni appariscenti, ma da una chiusura sobria e coerente con l’intero percorso. 

Il cammino termina senza enfasi, lasciando spazio a una rielaborazione personale che continua anche dopo l’ultimo passo. È un itinerario di media difficoltà, consigliato soprattutto in primavera, che unisce trekking, spiritualità e conoscenza dei territori interni. Un cammino che esiste davvero, ma che continua a farsi conoscere con discrezione, seguendo la stessa logica lenta e profonda della terra che attraversa.

A cura di Elina Sindoni

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