I tesori della Malvasia: viaggio tra aromi mediterranei dell’Isola di Salina.

Riprendiamo la navigazione, con l’imbarcazione Tirrenico evocativa dell’omonimo mare, in quella costellazione dell’arcipelago Eoliano , lasciandoci alle spalle la selvaggia Filicudi in direzione Salina.

Navigare le acque che lambiscono l’arcipelago delle Eolie significa attraversare una trama storica che si dipana tra il mito e la realtà. In questo mare, dove un tempo solcavano le onde le navi da guerra delle battaglie puniche e le triremi di epoca augustea, oggi si incrociano le rotte dei moderni yacht.

L’isola di Salina custodisce un tesoro sommerso tutto da degustare

La storia del vino in questa terra è una cronaca millenaria, radicata in una viticoltura che, stando ai ritrovamenti archeologici di Portella di Salina, affonda le proprie radici nel 1450 a.C., quando le popolazioni locali già selezionavano i primi grappoli di vitis vinifera.

La Malvasia, denominata non a caso ‘il nettare degli dei, la sua produzione richiede una pazienza quasi sacrale. La vendemmia, che avviene verso la fine di settembre, marca l’inizio di un rituale che vede i grappoli adagiati sui ‘cannizzi’, tradizionali stuoie di canne che permettono all’uva di completare la propria maturazione sotto l’azione benevola del sole e della brezza marina. È in questo stadio che il chicco si concentra, accumulando zuccheri e profumi intensi, per poi essere trasformato in mosto e sottoposto a una fermentazione controllata in silos di acciaio a bassa temperatura. Il risultato è un vino che, dopo un affinamento in bottiglia, arriva al palato come una carezza densa di aromi floreali e di frutta matura.


La Malvasia, che nella variante secca rivela un’anima inaspettata: vini freschi, sapidi, caratterizzati da una spiccata mineralità vulcanica che ne definisce l’identità. Accanto ad essa, vitigni autoctoni come l’Inzolia e il Catarratto vengono spesso armonizzati in blend territoriali di grande equilibrio, capaci di trasmettere l’essenza salina del mare in ogni sorso.

Il comparto dei rossi offre scoperte altrettanto affascinanti. Il Corinto Nero, antica varietà di origine greca priva di vinaccioli, conferisce una struttura profonda e austera, mentre la versatilità del Nerello Mascalese e del Nerello Cappuccio plasma vini di notevole spessore. Queste uve, lavorate con maestria dalle realtà locali, generano anche rosati vibranti e slanciati. Etichette iconiche come il Salina Rosato testimoniano come la tradizione possa evolvere restando ancorata alla roccia vulcanica. Degustare un vino eoliano significa esplorare una geografia estrema, dove la composizione minerale dei terreni e la brezza marina forgiano uno stile inconfondibile, capace di raccontare l’autenticità di queste isole.

Fra le realtà che meglio rappresentano questa eccellenza, spiccano le Cantine Colosi e la tenuta di Capofaro, due pilastri che, pur con filosofie differenti, che raccontano la viticultura  isolana.

La famiglia Colosi ha saputo trasformare dieci ettari tra Capo Faro e Porri in un monumento alla tradizione. Attraverso il paziente ripristino di antichi muri a secco e terrazzamenti, hanno dato nuova vita a vitigni che raccontano l’identità isolana: dal Corinto Nero al Nerello Cappuccio, fino alla Malvasia. .

Sul versante opposto, con la medesima dedizione ma filosofie diverse,vede protagonista   l’esperienza di Tasca d’Almerita che  interpreta la vocazione internazionale con un respiro di lussuosa armonia con la superlativa la vigna anfiteatro . Mentre Colosi incarna la tenacia delle radici, Capofaro ne eleva l’estetica a esperienza internazionale. Insieme, queste tenute non solo producono vini di straordinario pregio,che definiscono l’identità enologica di Salina. 

Non si può narrare la gastronomia di Salina senza menzionare i capperi, l’altro pilastro della sapienza contadina locale. La loro raccolta, che si snoda tra maggio e agosto.Il cappero di Salina è un ingrediente straordinario, capace di elevare un piatto semplice a esperienza identitaria.   
In un’epoca in cui tutto corre,qui la vita trova un ritornello di bellezza che non risiede nella  quantità  ma nella  qualità della memoria che ogni sorso o ogni assaggio sa evocare. 

David Filippo Anastasi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto