Immerso nel paesaggio collinare della Sicilia centrale, Mirabella Imbeccari è un borgo che sfugge ai grandi circuiti turistici, ma che custodisce un’anima autentica, profondamente legata alle sue tradizioni.
A metà strada tra Caltagirone e Piazza Armerina, al confine tra le province di Catania ed Enna, questo piccolo centro abitato rappresenta un raro esempio di resistenza culturale e di valorizzazione delle arti manuali. Il nome del paese è oggi strettamente legato al tombolo da più di 100 anni per opera della Baronessa Auteri, l’arte millenaria del merletto a fuselli, che ancora oggi viene tramandata di generazione in generazione da donne che trasformano il filo in poesia tessile.
Un patrimonio culturale ricchissimo, tutto da scoprire
Nonostante la sua dimensione contenuta, Mirabella Imbeccari sorprende per la ricchezza del suo patrimonio culturale e antropologico, luogo del FAI. È un luogo dove ogni strada, ogni palazzo e ogni laboratorio raccontano una storia fatta di dedizione, silenziosa sapienza e legami comunitari forti.
Visitare questo borgo in un solo giorno è possibile, purché si affronti l’itinerario con lo sguardo aperto, pronto a cogliere non solo l’evidenza monumentale, ma anche l’intimità dei gesti quotidiani e il valore del lavoro artigianale. Questo viaggio non è solo una scoperta, ma un’esperienza di ascolto e di immersione nella lentezza necessaria per capire davvero cosa sia il tempo, quando si intreccia con la memoria.
Una passeggiata tra le architetture del Novecento
L’itinerario inizia da Piazza Vittorio Veneto, centro nevralgico della vita cittadina, punto d’incontro e simbolo del borgo. Qui si affacciano il Municipio e la Chiesa Madre di San Giuseppe, costruzione relativamente recente che rispecchia lo stile sobrio e funzionale dell’architettura del secondo dopoguerra.
Le forme semplici dell’edificio sacro si armonizzano con la sobrietà urbana dell’intero centro storico, che si sviluppa secondo uno schema razionale, con vie ordinate e piazze regolari. Mirabella Imbeccari, fondata come comune autonomo nel 1933, ha un impianto urbano moderno rispetto ad altri borghi siciliani d’origine medievale o barocca.
Tuttavia, non per questo è priva di fascino: al contrario, la sua storia recente è testimone della costruzione di una comunità fondata sul lavoro, sulla migrazione e sul ritorno. Sono numerosi gli emigrati che, pur trasferitisi altrove, mantengono con il borgo un legame affettivo profondo, testimoniato da restauri, donazioni e ritorni stagionali.
Durante la passeggiata mattutina ci siamo soffermati sui dettagli architettonici del Palazzo Comunale e delle case private, molte delle quali decorate con fregi in pietra e inserti ceramici che ci ricordano un po’ le bellezze di Okinawa (Giappone), spesso opera di artigiani locali o frutto di iniziative comunitarie.
Giusto in tempo per una visita al Museo del Tombolo: una tradizione intrecciata alla memoria
La vera anima di Mirabella si rivela con forza al Museo del Tombolo, tappa imprescindibile per comprendere l’identità profonda del borgo. Situato in un edificio sobrio ma accogliente, il museo ospita una collezione straordinaria di merletti eseguiti con la tecnica del tombolo a fuselli, una tradizione tessile che affonda le radici nella cultura monastica e popolare siciliana.
Qui si possono ammirare centri tavola, corredi, bordure, pizzi d’altare e decorazioni che testimoniano un’arte paziente, rigorosa e altamente simbolica. La visita non è soltanto contemplativa: spesso, grazie alla disponibilità delle artigiane del luogo, è possibile assistere a dimostrazioni pratiche.
Osservare le mani esperte che intrecciano fili di lino e cotone, guidate da disegni complessi detti “cartoni”, è un’esperienza che trasmette la forza dell’intelligenza femminile e la bellezza di un sapere condiviso e incarnato. Il tombolo è un linguaggio, una forma di espressione sociale e familiare, una pedagogia non scritta che ha educato intere generazioni alla precisione, alla costanza, al gusto.
Il museo ospita anche una sezione dedicata alla trasmissione intergenerazionale, con fotografie storiche, testimonianze orali e documenti che mostrano come quest’arte abbia attraversato le fasi storiche più complesse del Novecento, rimanendo sempre viva grazie alla dedizione delle donne mirabellesi.
Un pranzo tra memoria e stagionalità: sapori locali
Dopo la visita al museo, è il momento di prendersi una pausa e gustare le specialità locali. A Mirabella Imbeccari la ristorazione è ancora oggi legata a una tradizione familiare e contadina, dove l’ospitalità è parte integrante del pasto. Le trattorie e i piccoli ristoranti del borgo offrono piatti della cucina siciliana centrale, con particolare attenzione alla stagionalità degli ingredienti.
Tra le pietanze tipiche abbiamo provato: le maccarunàu, pasta fresca condita con sugo di carne e le frittate di verdure, preparate con erbe raccolte nei campi circostanti. Anche i prodotti da forno sono eccellenti: pane casereccio, pizze rustiche e, soprattutto, dolci come le cassatedde ripiene di ricotta e i biscotti all’anice, simboli di una dolcezza semplice e radicata.
Chi visita il borgo scopre rapidamente che ogni ingrediente ha una storia, ogni ricetta è un passaggio di testimone, ogni sapore è legato a un rito, a una stagione, a una festa. Per questo consigliamo un pranzo da U Curtigghiu dove ogni assaggio è un’esperienza.
Le donne del tombolo: un incontro con la comunità
Nel pomeriggio, dopo pranzo, si consiglia di dedicare del tempo a un’attività meno convenzionale ma estremamente significativa: incontrare le donne che ancora oggi praticano l’arte del tombolo nelle loro case o nei laboratori condivisi.
Queste donne non sono semplici artigiane: sono custodi di un sapere ancestrale, depositarie di un linguaggio che ha attraversato guerre, migrazioni, mutamenti economici. I loro racconti si intrecciano con le trame dei loro lavori: parlano di figlie emigrate, di madri pazienti, di suore insegnanti, di feste patronali e di esposizioni lontane. Sono voci che tessono, mentre le mani si muovono veloci tra i fuselli.
Passeggiata tra campi, silenzi e paesaggi rurali
La seconda parte del pomeriggio può essere dedicata a una breve escursione nei dintorni del borgo. I paesaggi che circondano Mirabella Imbeccari sono dolci, caratterizzati da colline coltivate, filari di alberi da frutto, piccoli orti e sentieri sterrati.
Questa zona della Sicilia è nota per la coltivazione del grano duro, dei legumi e degli ulivi, ma anche per la presenza di mandorli e fichidindia. Una passeggiata a piedi permette di cogliere la dimensione più profonda del luogo: la simbiosi tra la comunità e il suo paesaggio.
Il silenzio che accompagna il cammino non è vuoto, ma pieno di senso. È il silenzio delle campagne dove il tempo non corre, ma si distende. Durante la stagione primaverile, le fioriture spontanee trasformano i bordi delle strade in piccoli giardini, mentre in estate l’oro dei campi evoca immagini arcaiche di mietiture e danze rurali.
Per chi ha interesse naturalistico o fotografico, questi percorsi offrono scorci ideali, specie al tramonto, quando la luce calda avvolge le case del borgo e le colline si tingono di rosa e arancio.
Un giorno a Mirabella Imbeccari, un lascito da custodire
Concludere la giornata a Mirabella Imbeccari non significa chiudere una parentesi turistica, ma aprire una riflessione sul valore della memoria, della lentezza e della comunità.
Questo piccolo centro siciliano, apparentemente marginale, insegna molto a chi è disposto ad ascoltare: insegna che il futuro si costruisce rispettando il passato, che le mani che intrecciano fili possono tenere insieme generazioni, che la bellezza autentica si nasconde nei luoghi più umili.
A cura di Elina Sindoni
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