In una Palermo che sembra rievocare i fasti della storica Famiglia Florio dove Villa Igea, in particolare, si erge quale fulcro di una vita mondana che un tempo dettava i ritmi nei primi dell’Ottocento e della Belle Époque, accogliendo teste coronate e un’élite europea. Questo scenario di opulenza siciliana, fatto di ville in stile gattopardesco come Villa Gangi e Valguarnera – crocevia di passaggi cruciali del Risorgimento italiano – è recentemente divenuto il palcoscenico di un evento mediatico di portata globale: il matrimonio, celebrato come un vero e proprio film di Visconti, tra Dua Lipa e Turner.
L’eco mondiale di questa unione ha iniettato nuova linfa nell’immaginario collettivo, amplificando il richiamo sulle inestimabili bellezze di Palermo e della Sicilia tutta. Fino a questo punto, la cronaca potrebbe sembrare lineare, quasi scontata. Tuttavia, come troppo spesso accade nel nostro bel paese, la narrazione si arricchisce di sfumature critiche, innescando un dibattito che scava nelle pieghe sociali ed economiche dell’evento.
Non sono mancati i “ben pensanti”
Come troppo spesso accade nel dibattito pubblico italiano, all’ammirazione è seguita la polemica. Un coro di sfigati intellettuali, etichettati come “radical scic” è un complimento o semplicemente avversi a qualsivoglia manifestazione di ricchezza, hanno sollevato obiezioni, gridando alla vergogna e alla mercificazione. L’accusa è chiara: i gioielli del nostro patrimonio culturale, beni comuni per definizione, verrebbero “appaltati” a pochi esibizionisti, mortificando la dignità collettiva.
A fronte di tali sterili indignazioni, è doveroso fare alcune precisazioni. Innanzitutto, aldilà del flusso di denaro generato direttamente dall’evento – che comunque non è trascurabile vi è un imponente “ribalzo” mediatico e social. Questo impatto, spesso sottovalutato, attira l’attenzione di un pubblico globale, non necessariamente facoltoso, che viene stimolato a scoprire, emulare, o quantomeno a figurarsi un soggiorno nel nostro splendido paese. È la logica del “turismo matrimoniale” di cui i francesi sono maestri.
Costoro fin troppo innamorati di una stagione dai film di mafia dove la piovra era lo spot regionale e amanti della Palermo dai cassonetti stracolmi dai palazzi barocchi sfregiati e non restaurati dalle vie sporche con la via Magheda ridotta ad un mercato rionale, senza identità, fatto di stand.
Questi sono i mali della città di Palermo il resto e sterile polemica da salotto.
Ben vengano questi eventi mondani, valgono più di ogni altra forma pubblicitaria, hanno il compito di esaltare la bellezza e noi Italiani il compito di coltivarla .
David Filippo Anastasi
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