Avete mai bevuto un vino che vi sembrasse più antico di voi? Non vecchio, ma sapiente. Un vino che sa di terra e memoria, di gesti tramandati più con le mani che non le parole. Ecco, questo è Rasola, il vino di Cantine Terra Costantino, una piccola produzione etnea che sembra uscita da un ricordo di famiglia più che da una cantina. Siamo a Viagrande, a circa 500 metri d’altitudine nel versante Sud-est, dove la vite cresce tra sabbie vulcaniche nere e l’uva respira un’aria che cambia volto tra giorno e notte, tra scirocco e tramontana. È in questo equilibrio sottile che nasce Rasola, un vino che non vuole stupire con l’eccesso, ma con la sua verità.
Rasola è un ritorno alle origini, un omaggio affettuoso al vino che un tempo si faceva per sé, per la tavola di casa. Un vino misto, prodotto da uve rosse e bianche raccolte insieme, pigiate e lasciate fermentare senza controllo, senza filtri, senza maschere. Nerello mascalese, Carricante, Minnella, Catarratto, Nerello Cappuccio e altri vitigni autoctoni: qui tutto si miscela come nelle storie migliori, dove non conta il singolo attore ma l’intera troupe. Ogni annata conta meno di mille bottiglie, imbottigliate in vetro trasparente, perché la luce possa raccontare anche il colore di questo vino vivo. Non ci sono lieviti selezionati, né temperature controllate. Solo lieviti indigeni, fermentazione spontanea e follature a mano. Dopo la fermentazione, nessuna filtrazione, nessun solfito aggiunto. Il vino si riposa, decanta, si stabilizza naturalmente come si faceva un tempo. È un metodo che richiede fiducia nella natura, nella terra, nei propri gesti. È il contrario della standardizzazione, Rasola cambia ogni anno, ma non perde mai la sua identità.
Nel bicchiere, Rasola ha il colore di un melograno aperto. Nelle annate più calde tende al rubino, ma sempre con riflessi luminosi. Al naso è una sinfonia disordinata e bellissima: piccoli frutti rossi, ciliegia, ribes, un accenno di fragola selvatica. Poi qualcosa di agrumato, che ricorda il pompelmo, ed infine leggere note erbacce, fieno. In bocca è fresco, pulito, diretto. Ha un’acidità sincera, una leggera sapidità vulcanica e dà quella percezione dolce e succosa del frutto appena spremuto. È un vino che non stanca, che non impone, ma accompagna.
Chi beve Rasola, non cerca l’equilibrio scolastico e può sorprendere anche chi è abituato ai canoni classici. Lo immagini con un salame tagliato spesso o un formaggio non troppo stagionato. Ma anche con una pasta con crema di pistacchi, o con un ragù di coniglio o, perché no, con una semplice pasta al pomodoro fresco e basilico. È versatile, se lo tratti con rispetto. Rasola rappresenta una pausa; potreste immaginarvi di sorseggiarlo in una terrazza sull’Etna, con amici veri e tempo da dedicare ai vostri animi.
A cura di Eleonora Sindoni
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