Rometta, Wine Not 2024: ecco i migliori assaggi

Rometta Sant’Andrea, borgo dimenticato di Rometta, si presenta come una incantevole location per l’evento sul vino più importante della provincia di Messina che accoglie ogni anno ad agosto migliaia di appassionati. Superato per un attimo l’avversità ideologica per gli assaggi di Valdobbiadene – una stonatura e una stroncatura – l’area food è senz’altro una delle chicche da raccontare di questo Wine Not 2024: i panini alla porchetta di Pippo Oriti del Vecchio Carro, la novità di Antonio Palano, prossima apertura a Milazzo con il suo pane casereccio e polpette, gli arrosticini di Bukowski, il gelato di Miceli.

Solo queste eccellenze valgono il biglietto. Il percorso sale per le vie del paese – un percorso che non sempre appare propedeutico – ma gli angoli di Sant’Andrea emozionano per la loro ruralità. Al Wine Not si respira il vero climax siciliano, l’identità di un luogo “come una volta” tra profumi, luci soffuse e “vanedde”. Andiamo agli assaggi più interessanti.

Il mamertino bio di Vasari

Santi Vasari ci fa assaggiare il suo mamertino biologico, che proviene dai terreni misti argillosi delle frazioni di Casale e Santa Maria a Santa Lucia del Mela. Caratteristica di questo mamertino che raggiunge la sua massima espressione con la riserva, sono i tannini delicati. Questo mamertino in degustazione fa 3 mesi in grandi botti di rovere e si sentono tutte. Menzione speciale per il nocera in purezza che ha toni morbidi e al palato non delude. Vini bilanciati che esprimono un terroir messinese da riscoprire.

Chiano Conti, il faro straordinario di Tenute Gatto

Ne avevamo accennato nell’ultima degustazione a Villa Bacco con l’amico Peppe Italiano, il Chiano Conti di Tenute Gatto esprime l’essenza autentica del Faro Doc con i suoi 10 anni di affinamento. Colore intenso, vino complesso, emergono note di prugna, marmellata. Intenso e bilanciato il Chiano Conti è decisamente il miglior faro tra gli assaggi del 2024. Straordinario. Il faro di Chiano Conti proviene da Larderia ed è un Nerello Mascalese 50%, Nerello Cappuccio 30%, Nero d’avola 15%, Nocera 5%. L’affinamento: il primo periodo in silos d’acciaio, un secondo periodo di circa un anno in tonneau nuovi ed usati e un terzo periodo di almeno sei mesi in bottiglia. La sua versione del 2015 è semplicemente poetico. Menzione speciale per Massarussi – ne avevamo parlato nell’area food dei Nations Award all’Hotel San Pietro di Taormina – ottenuto dalla fermentazione del mosto appena pigiato con mosto cotto aromatizzato con foglie di amarena, carrube, fichi secchi e mandarini acerbi secondo l’antica ricetta tradizionale. Uno dei pochi vini aromatizzati imbottigliati, ideali in degustazione con cioccolato. Che azienda messinese!

Il Pinot Nero sull’Etna? La scommessa di Liboria Di Dio

Pinot nero sulla terra dei pistacchi. Basterebbe questo per incuriosire la platea di giornalisti del Wine Not. Questo pinot nero è un quasi biologico, cresce sopra i 1000 metri su uno dei versanti dell’Etna in contrada Rivolia a Bronte (si, nella terra del pistacchio). Il terreno ha un mix di limosa, argilla, sabbia e qualche presenza calcarea. Una stranezza questo pinot, per citare Pirandello, anno 2020, esposto a nord-est, fa 18 mesi pieni in acciaio e 6 mesi in bottiglia. Una scommessa che promette bene. Fanno anche un ottimo grillo. Progetto interessante.

Bollicine nel palermitano: la storia di Coppola

Nella terra del Perricone – miglior espressione per Brugnano, presente al Wine Not – fanno anche bollicine di carattere. Siamo nello stand dell’azienda Coppola che dal 1971 sperimenta diverse tipologie di spumanti e si sono specializzati in questo. Oggi la terza generazione guidata da Ilenia e Francesco – che porta il nome del nonno – guida la produzione di spumanti realizzati da soli vitigni autoctoni dell’Isola. Avevamo assaggiato le loro proposte alla Terrazze di Giove a Mongiove di Patti. Coppola ha uno spirito giovane ma una esperienza di mezzo secolo tra Alcamo e Palermo quasi totalmente in regime biologico. Il nostro miglior assaggio è il loro nerello mascalese (ma anche il catarratto si difende bene), questo rosè affina e riposa sui lieviti per 30 giorni e ha note leggermente speziate. Fresco, perlage fine ha una grande acidità. Non solo perricone…

Last but not least: Gio Emmanuele e quel rosato da Oscar

Siamo arrivati a Rometta per loro. Si tratta di due cugini, Giovanni e Giovanni Emmanuele. Ereditano dalla famiglia esperienza e terreni, siamo sull’Etna, versante est, il loro rosato è un 90% di nerello mascalese e un 10% di cappuccio, annata 2023. Siamo alla sola seconda vendemmia per questi 26enni che si portano a casa il premio di miglior rosato del Wine Not 2024, una promessa davvero centrata. Il loro prodotto è vincente perché equilibrato nonostante la giovinezza dei produttori e del prodotto, bouquet di pesche e fiori, un rosato che può solo crescere e distinguersi nel territorio dei giganti dell’Etna. Questi due ragazzi sono pronti a riscrivere la storia dei rosati etnei. Per me il miglior assaggio di questa edizione.

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