La Sicilia rafforza il proprio percorso come territorio a forte vocazione UNESCO. Con il progetto Saline di Sicilia, legato al programma MaB (Man and the Biosphere), l’area occidentale dell’isola compie un passo decisivo verso il riconoscimento come Riserva della Biosfera.
Non si tratta di una candidatura simbolica, ma di un processo strutturato che coinvolge istituzioni, università, imprese, associazioni culturali e comunità locali, con una partecipazione crescente delle nuove generazioni. Il cuore dell’iniziativa è un’idea precisa: costruire sviluppo duraturo partendo dall’equilibrio tra uomo e natura.
Un territorio che si allarga: dalle saline ai centri urbani
Il progetto nasce attorno alle storiche saline tra Trapani, Marsala, Paceco e Misiliscemi, ma oggi supera i confini delle aree già tutelate. La nuova perimetrazione include anche i centri urbani e l’aeroporto di Trapani Birgi, che ha scelto di assumere un ruolo attivo come porta d’accesso sostenibile al territorio, impegnandosi in un percorso di decarbonizzazione.
Questa estensione segna un cambio di paradigma. Non più riserve isolate dal contesto umano, ma un sistema integrato in cui città, infrastrutture e paesaggio naturale dialogano tra loro. La candidatura diventa così realmente “di territorio”, capace di raccontare un’area che vive, lavora e progetta il futuro dentro un quadro ambientale condiviso. La presentazione pubblica del dossier, avvenuta presso la Camera di commercio di Trapani, ha sancito la maturità di questo percorso.
Il programma MaB e i tre pilastri della candidatura
Il riferimento è il programma MaB dell’UNESCO, che promuove la gestione sostenibile degli ecosistemi mettendo insieme tutela ambientale, ricerca scientifica e sviluppo economico responsabile.
Nel caso delle Saline di Sicilia, il lavoro svolto nel corso del 2025 ha portato all’individuazione di tre pilastri strategici:
- Il primo è la conservazione della natura, con particolare attenzione agli equilibri delicati delle zone umide, alla biodiversità e alla gestione delle saline storiche.
- Il secondo è lo sviluppo sostenibile, inteso come opportunità concreta per le imprese locali, dal settore del sale a quello culturale e turistico.
- Il terzo riguarda la promozione dei luoghi e delle attività tipiche, accompagnata da un supporto logistico che renda il territorio accessibile senza comprometterne l’identità.
Questo impianto nasce da un percorso partecipato. Centinaia di incontri, tavoli tecnici e questionari hanno coinvolto cittadini, operatori economici e istituzioni, costruendo contenuti condivisi e obiettivi comuni. Un elemento che emerge con forza è l’adesione convinta dei giovani, che vedono nel progetto una possibilità reale di crescita professionale e di permanenza sul territorio.
Il sostegno delle istituzioni e il nodo della governance
Il prossimo passaggio chiave riguarda la definizione della governance della futura Riserva della Biosfera. Un tema centrale, perché da essa dipenderà la capacità di tradurre la candidatura in politiche efficaci e continuità operativa. Successivamente, il dossier sarà presentato ufficialmente al Ministero dell’Ambiente dal Comitato promotore, che riunisce Regione siciliana, Camera di commercio di Trapani, Libero consorzio comunale, Comuni coinvolti e WWF.
La Regione ha già garantito il proprio sostegno politico e finanziario. L’impegno si inserisce in una strategia più ampia che punta su parchi, riserve e progetti di rigenerazione urbana. Anche il fronte parlamentare regionale segue con attenzione l’evoluzione del progetto, auspicando integrazioni con altre infrastrutture strategiche, come il porto di Trapani, e riconoscendo al paesaggio un valore identitario oltre che economico.
Il riconoscimento UNESCO non è visto come un punto di arrivo, ma come uno strumento. Un mezzo per rafforzare politiche ambientali, attrarre investimenti coerenti e rendere più solido il tessuto produttivo locale.
Giovani, turismo e futuro: perché le Saline di Sicilia contano
Un dato citato durante gli incontri preparatori aiuta a comprendere la posta in gioco: le località che ottengono il riconoscimento UNESCO registrano mediamente un incremento del +14% di flussi turistici. Ma il progetto Saline di Sicilia guarda oltre i numeri. L’obiettivo dichiarato è: costruire uno sviluppo permanente, non dipendente da mode o sfruttamento intensivo del territorio.
Nel 2026 saranno individuate le cosiddette “azioni bandiera”, iniziative concrete che chiariranno su quali settori la comunità intende puntare per garantire coerenza tra tutela ambientale ed economia. Ricerca scientifica, educazione ambientale, filiere produttive locali e mobilità sostenibile sono alcuni degli ambiti già emersi nel confronto.
Le saline, con le loro vasche che al tramonto si tingono di rosa, diventano così il simbolo di qualcosa di più ampio. Non solo un paesaggio da proteggere, ma un laboratorio vivo in cui natura e comunità provano a camminare nella stessa direzione. La candidatura UNESCO assume allora il significato di un patto collettivo sul domani: un impegno condiviso a costruire futuro partendo dall’equilibrio, dalla responsabilità e dalla capacità di immaginare sviluppo senza consumo.
A cura di Elina Sindoni




