Ogni qualvolta mi ritrovo a varcare la soglia della casa dei miei nonni materni, un effluvio di vecchi libri e di buon cibo siciliano mi accoglie a braccia aperte. La sedia di legno posta vicino al tavolo sul quale svetta imperante la bottiglia di zibibbo, si offre a me come le braccia di una madre alla vista di un figlio che torna dalla guerra. Ma prima di sedermi per degustare le prelibatezze della nostra terra o per disquisire delle ultime notizie, non posso fare a meno di un gesto ormai rituale: leggere qualche pagina di Sciascia. Fu mio nonno a farmelo conoscere, quasi come se gli avessi stretto veramente la mano.
Un professore dell’Università di Messina diceva sempre: “dovete ciauriare (nda. dal siciliano: “odorare”) i libri”. L’ormai scomparso professore soleva dire che non basta l’intenzione di leggere per arrivare al termine di una storia, bisogna invece viverla e godere di essa. Ecco, per me i libri di Sciascia hanno sempre rappresentato una parentesi di godimento tra una fatica e l’altra. E leggerlo oggi rappresenta la volontà di allontanarsi dal trasformismo e dal conformismo che imperano ovunque.
Purtroppo, proprio a causa del conformismo, il cognome “Sciascia” permane ai lati delle bocche di tutti. Sta lì, pronto per essere utilizzato in un qualsiasi dialogo per inscenare una qualsivoglia manifestazione di superiorità. Sciascia, invece, è un autore intimo. I suoi libri andrebbero degustati in compagnia di Bacco, qualche sigaretta e una candela. I più fortunati possono aggiungere al divin miscuglio la brezza marina proveniente dal litorale palermitano di Mondello.
Sciascia non è certamente uno scrittore unilaterale, difatti i suoi scritti spaziano dal comunismo di Stalin alla Palermo del XVIII secolo. Nel suo genio risiede la poliedricità della Sicilia. Egli fu capace di narrare la nostra regione – non come entità distaccata dal resto dello Stivale -, ma come nucleo fondante del nostro Paese. Nei romanzi di Sciascia si denota la conformazione tipica del paradigma societario italiano, non a caso la verità è spesso impossibile da osservare in maniera obiettiva. Essa, per l’autore, è spesso un insieme inestricabile di verità e menzogna.
Leggere Sciascia al giorno d’oggi richiede una preparazione adeguata per non incappare in errori grossolani. I suoi scritti rappresentano la terra tanto agognata dopo giorni in balia di un mare in tempesta. Difatti per saper scrivere, bisogna innanzitutto saper vedere. Il resto viene da sé. Vista la deriva in cui versa la società contemporanea, la quale ha ormai dimenticato D’Annunzio, Goncarov e la celebre Madame Bovary; Sciascia rappresenta l’ultimo anelito di un periodo che sembra ormai perduto.
