Il ciclone Harry devasta le coste della Sicilia orientale, ristorazione in ginocchio: mezzo miliardo di danni

Ci troviamo a poche ore dal passaggio di quel ciclone, affettuosamente ribattezzato “Harry”, che ha deciso di fare una gentile visita alla  nostra amata Sicilia orientale. E che visita sia! La costa, da Messina fino a Catania, è stata letteralmente ridisegnata, con i lungomari che rappresentano il cuore pulsante economico della regione trasformati in scenografie post-apocalittiche. Con un  tempismo impeccabile: a pochi mesi dall’apertura della stagione estiva, la natura ha pensato bene di ricordarci chi comanda.

Le attività ricettive e gastronomiche, quelle che conferivano un’aura quasi internazionale ai nostri lidi e che, grazie alla vicina Taormina, avevano acquisito un certo prestigio, oggi sembrano essersi sciolte  come neve al sole. La costa ionica basa l’intera esistenza economica e di vita sul turismo e accoglienza.

Le vie di comunicazione litoranee, le strutture dedicate al turismo e agli stabilimenti balneari, abitazioni residenziali e infrastrutture portuali sono state letteralmente spazzate via o gravemente compromesse

Le prime stime regionali delineano uno scenario desolante, con danni preliminari che superano la considerevole cifra di mezzo miliardo di euro. Questo evento meteorologico avverso ha colpito duramente oltre cento chilometri del litorale ionico, lasciando dietro di sé una scia di distruzione che attraversa infrastrutture cruciali e vite.

Di fronte a questa catastrofe,è stato inevitabile convocare una seduta straordinaria di giunta per deliberare lo stato di crisi di emergenza a livello regionale e richiedere formalmente al governo  centrale gli aiuti necessari.

Ci si augura che la priorità sia data a un “manforte economico” che dovrà quantomeno competere con la velocità delle maree distruttive.

Superare le pastoie burocratiche per riparare le infrastrutture distrutte è l’obiettivo fondamentale di sopravvivenza. La priorità, pare, sia salvare le attività, perché, diciamocelo, una ripartenza lenta potrebbe costarci tantissimo economicamente e socialmente. In questo scenario, si auspica anche una “partecipazione dell’intera comunità”, possibilmente evitando di cadere nelle peggiori polemiche da”salotto”, quelle che, metaforicamente parlando, potrebbero farci affocare più delle mareggiate.

È un quadro, questo, che rende la ripartenza non solo una questione di risorse, ma un vero e proprio esercizio di  partecipazione dell’intera comunità nel superare i mali Siciliani del fatalismo e attendismo.



Con un sorriso amaro,
David Filippo Anastasi.

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