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Il Mish Mash e le osservazioni del WWF: cosa c’entra con la natura del luogo?

Il Mish Mash è un elefante ingombrante per la politica, lo abbiamo raccontato più volte. Un evento che, musicalmente, ha assunto dimensioni internazionali e una caratura prestigiosa che fa da risonanza anche per la città di Milazzo.

Il problema è che questo “elefante” quando si muove fa molto rumore. E così, dopo anni di residenza al Castello di Milazzo, capita che l’evento, spostato “di notte” all’interno dell’Area Marina Protetta, abbia destato parecchie perplessità. A smuovere gli animi il Presidente del WWF Milazzo, il Dottor Falliti, che, prima che ambientalista, è medico patologo e merita tutta la nostra stima perché tra quelli più motivati a combattere il covid durante i mesi della pandemia.

Persona mite ed educata, non appare infatti scomposto il suo intervento. Stamattina ha nuovamente scritto a Prefetto e Ministero dell’Ambiente per chiedere, sostanzialmente, come sia possibile fare un concerto delle dimensioni che sappiamo – merito della risonanza del Mish Mash di cui sopra – in un’area che dovrebbe essere una riserva, anche quando si faccia finta che non sia un Sic (quindi un sito di interesse comunitario), per il delicato equilibrio ambientale che la circonda. Centinaia di persone, i rischi della sicurezza, la “poca accessibilità” del luogo, la flora e la fauna: insomma, vien da chiedersi, ma non esiste proprio un luogo più idoneo per questo “elefante”? Il Dr. Falliti fa una riflessione sacrosanta. Lo fa negli interessi degli animali dell’Area Marina Protetta e lo fa negli interessi degli ospiti del Mish Mash, per la loro sicurezza.

La questione sta tutta qui. Abbiamo posto tutte le restrizioni del mondo per la parte “marina” del Capo, dove a momenti non si può neanche passare con le pinne e la maschera, poi, a cento metri di distanza, facciamo i concerti rock? Dubbio sacrosanto. E altrettanto sacrosanta è la domanda: cosa c’entra il Mish Mash con l’ambiente protetto del Capo di Milazzo? Qui la riflessione è anche più generale. Perché bisogna ancora capire di questo Capo cosa bisogna farne. Il faro dovrebbe divenire un grand hotel, la parte della baronia è legata al vino, un’altra parte alla ristorazione, un’altra ai percorsi religiosi, un’altra porzione alle discoteche (ora non più), un’altra è privilegio dei boy scout. Ora anche i concerti di ampio respiro. Non sia mai domani qualcuno si svegli e decida invece di farne un museo della natura a cielo aperto, con proposte e contenuti in linea con il luogo. Ma questo dobbiamo chiederlo al Presidente Mangano che finora molte cose ha organizzato da quelle parti ma, ci appare, non solo a noi, davvero poche collimano con l’identità e la cornice del luogo.

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