Oltre i proclami, oltre la propaganda di qualunque colore, c’è una verità silenziosa che fa male. Milazzo vede il suo centro morire lentamente. Venerdì sera. Ore 21:30. In giro si vedono poche persone. Il ricordo neanche tanto sbiadito del coprifuoco del covid torna in mente davanti ai tanti, troppi locali chiusi. In centro (Marina Garibaldi e Via Medici) un mortorio triste e imbarazzante. Diversi i fattori di questa apocalisse. Gli inutili parcheggi a pagamento serali, la solita guerra dei vigili urbani che sembra abbiano l’unica missione di multare le auto in sosta la sera in centro, il caro affitti dei locali, i giovani che si spostano altrove, la guerra del sindaco al suolo pubblico e la poca lungimiranza politica e forse anche imprenditoriale. Questi i fattori principali ma ce ne sarebbero anche altri. Milazzo non riesce da anni a trovare una sua identità: da città parcheggio per le Eolie a quartiere di provincia dormitorio con fasi pro-movida. Una altalena che passa dalle diverse “teste” che hanno in qualche modo amministrato questo luogo. E intanto i locali sono vuoti. Si lavora solo sabato e domenica e gli altri giorni il “paesone” tra due mari somiglia a una grande caserma militare, oggetto di tante attenzioni “poliziesche” in quel fazzoletto di terra che è il centro e poco sicura in periferia. La politica sputa in prima pagina le strade asfaltate e le piazze scerbate. Come se questo ragionar da “piccolo centro di provincia” possa far accontentare i più. Un grande merito dopo il nulla cosmico è accontentarsi del poco. Ed è questo requiem a suonare infine nelle tristi serate inutili milazzesi. Va bene il 18 politico caro Prof…
