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Milazzo città morente, i motivi di una crisi economica, sociale e politica

Una crisi senza precedenti quella di Milazzo percepita dagli operatori del settore dei ristoranti e degli alberghi. Milazzo è una città morente. La sera e il pomeriggio, escludendo i centri commerciali in periferia, Milazzo non offre nulla. I locali sono vuoti, in molti si sono attrezzati per aprire solo il fine settimana. Centinaia i locali sfitti, le domande di disoccupazione aumentano e ormai il dato demografico in negativo è stato registrato anche dall’Istat. Il 2021 è stato il primo anno nella storia del censimento nazionale in cui Milazzo ha registrato il dato in negativo. Meno il 5.4% di popolazione residente. Tanti, tantissimi sono andati via. La natalità è diminuita e l’età media aumentata sforando i 40 anni. Ne avevamo parlato in un reportage a gennaio ( link all’articolo ).

Diversi operatori ci hanno raccontato di una crisi senza precedenti. Ma quali sono i fattori di questo calo di presenze a Milazzo? La movida morente sembrerebbe non offrire poi molto e neanche a Natale c’è stato un miglioramento. Tuttavia i fattori sono molteplici. Proviamo ad elencarli.

Mancanza di una strategia di promozione del territorio. Manca la cabina di regia. Non ci sono eventi significativi, escludendo la parentesi dello Street Food (confinata però a una realtà che non ha portato economia all’indotto cittadino), non si sono registrati cartelloni neanche per il Carnevale. Teatro, Castello, beni culturali in toto. Niente di significativo. A parte qualche sussulto proveniente dalla sempre attiva Area Marina Protetta.

Il fallimento dei parcheggi a pagamento. Un vero fallimento politico. I parcheggi blu costano tanto, sono attivi in orari “fuori mercato” e questo ha danneggiato l’economia locale.

Troppi verbali, cattiva pubblicità. A peggiorare le cose la presenza al centro di vigili urbani pronti a multare malcapitati cittadini mentre lavorano o fanno shopping. Nessuna clemenza e braccio duro con tutti. Non hanno migliorato le cose gli scandali legati al semaforo di San Giovanni. In molti non passano più da quella zona, altri addirittura non tornano più a Milazzo.

La concorrenza e la rinascita delle città vicine. Barcellona, Messina, offrono tanto pur avendo “meno”. Durante la fascia oraria dell’aperitivo Barcellona si riempie anche di milazzesi che ormai optano per zone limitrofe. Più facile parcheggiare, più organizzati gli eventi anche tra locali diversi.

Una città che vive senza musica. Artisti, musicisti. Milazzo è stata abbandonata dall’anima del movimento dei giovani: la musica.

Il caro affitti. Affitti troppo alti costringono locali a chiudere inesorabilmente mentre altri imprenditori preferiscono altre piazze per investire i loro progetti. Basta vedere la via Giacomo Medici sempre più deserta.

La crisi occupazionale. Non ultima per importanza, la crisi legata all’occupazione. Completamente slegata domanda e offerta. Annunci di lavoro legati alla ristorazione vanno a finire nel dimenticatoio. Non ci sono grosse aziende e a parte la Raffineria sono poche le occasioni di lavoro per i giovani sul territorio. La crisi occupazionale riguarda tutta la provincia messinese con numeri allarmanti. Senza lavoro non c’è economia, soprattutto la sera. Ma anche il giorno le attività legate alla vendita di beni come vestiario o accessori, soffrono la crisi.

La cultura che manca. Non un motivo legato all’economia ma il fermento culturale a Milazzo è via via scemato. Sempre meno eventi, sempre meno movimento culturale fanno si che si crei una apatia generale, una diffidenza verso ciò che accade in città. Un requiem senza fine che testimonia una ripartenza tanto sperata ma mai arrivata.

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