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Saggi al Teatro Mandanici: una necessità, ma servono regole e rispetto per la struttura

Ci sarebbe molto da dire sul tema dei saggi di fine anno al Teatro Mandanici. E forse è arrivato il momento di affrontare la questione con equilibrio, senza polemiche sterili, ma con il rispetto dovuto sia alla struttura sia alle tante scuole di danza che, ogni anno, investono tempo, energie e risorse per offrire ai propri allievi un momento di crescita e condivisione.

Il luogo più naturale per ospitare eventi di questo tipo, probabilmente, sarebbe l’Arena Montecroci: più capiente, più adatta a manifestazioni con grande afflusso di pubblico e, verosimilmente, meno onerosa per famiglie e organizzatori. Un’arena all’aperto consentirebbe anche una fruizione più libera, meno rigida, più vicina allo spirito popolare e familiare dei saggi.

Il Teatro Mandanici, invece, dovrebbe restare il tempio della cultura barcellonese: un luogo prestigioso, delicato, pensato per spettacoli, concerti, teatro, danza e grandi eventi culturali. Non è una struttura qualunque. Ogni sua parte, dalle poltrone agli impianti, dagli spazi comuni al palcoscenico, merita attenzione e cura. Proprio per questo bisognerebbe evitare che venga vissuto come un luogo da “scampagnata”, con comportamenti poco consoni, borse frigo, cibo tra le sedute e il rischio concreto di danneggiare arredi dal valore importante.

Detto questo, bisogna anche essere onesti: se l’Arena Montecroci non è disponibile, l’unica vera alternativa per molte scuole resta il Teatro Mandanici. Ed è qui che il problema non riguarda tanto la scelta della struttura, quanto il modo in cui viene gestita.

Servirebbero regole chiare, uguali per tutti. Andrebbero definiti criteri precisi sui biglietti gratuiti, sui posti assegnati, sull’accesso del pubblico e sull’organizzazione interna. Le maschere e il personale di sala dovrebbero essere riconoscibili, preparati e presentarsi con un abbigliamento adeguato al prestigio del luogo. Non si tratta di formalismi inutili, ma di rispetto verso il teatro, verso il pubblico e verso chi organizza.

A questo si aggiungono altre criticità più volte percepite dagli utenti: qualità audio non sempre all’altezza, pulizia degli ambienti da migliorare e una gestione complessiva che dovrebbe essere più ordinata e professionale. Un teatro importante come il Mandanici non può permettersi approssimazione, soprattutto quando ospita eventi molto partecipati.

Dispiace per la struttura, che meriterebbe maggiore tutela. Ma dispiace anche per le scuole di ballo, per gli insegnanti, per i ragazzi e per le famiglie. Dietro ogni saggio ci sono mesi di prove, sacrifici economici, emozioni e aspettative. Chi sale su quel palco merita di essere valorizzato nel modo giusto, non penalizzato da disorganizzazione, limiti tecnici o mancanza di regole.

La soluzione non è demonizzare i saggi, né chiuderli fuori dal Teatro Mandanici. La soluzione è programmare meglio, rendere nuovamente fruibili gli spazi più adatti come l’Arena Montecroci e, quando si utilizza il teatro, farlo con regole serie, controlli adeguati e rispetto assoluto per un bene pubblico che appartiene a tutta la città.

Perché cultura significa anche questo: saper custodire i luoghi, educare al rispetto e permettere a ogni forma di talento, anche quella dei più piccoli, di esprimersi in un contesto dignitoso e ben organizzato.

Domenico Aragona

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