Salpati da Favigna le correnti marine, con la loro intrinseca imprevedibilità, hanno deviato la nostra navigazione inizialmente orientata verso le Isole Eolie, conducendoci all’approdo su un’isola dei Misteri:
Ustica situata nel cuore del Tirreno, questa terra vulcanica di origini preistoriche ma , dall’insediamento recente, ottocentesco, segnata dalla minaccia della pirateria, alla sua trasformazione in colonia penale, la sua evoluzione successiva l’ha vista diventare la prima riserva marina d’Italia
Tuttavia, la storia di Ustica è indissolubilmente legata a uno dei capitoli più oscuri della storia repubblicana. Nel 1980, un volo di linea fu abbattuto da fuoco amico, un evento che gettò un’ombra di mistero e intrigo internazionale, le cui verità complete rimangono ancora oggi oggetto di indagine e speculazione, confermando la sua fama di ‘Isola dei Misteri.
L’isola di Ustica, incastonata nell’arcipelago delle Egadi a nord della Sicilia, è universalmente riconosciuta per la sua bellezza incontaminata, i suoi fondali marini ricchi di vita e un paesaggio che ammalia il turista. Tuttavia, guardare a quest’isola con gli occhi di chi la coltiva significa addentrarsi in una realtà fatta di sfide quotidiana, dove la natura, pur generosa di scorci mozzafiato, impone vincoli ambientali e logistici che rendono la produzione agricola un atto di notevole resilienza e ingegno.
La scelta di Marco Longo e sua moglie,pionieri, di dedicarsi alla viticoltura e alla coltivazione di prodotti unici sull’isola è un esempio emblematico di questa tenacia.
Le posizioni dei vigneti, a ridosso del mare, presentano ostacoli ambientali significativi che richiedono una gestione attenta e costante. La salsedine, trasportata dal vento marino, può bruciare i giovani germogli, mentre le raffiche più intense minacciano l’integrità delle viti stesse. La vicinanza estrema alla costa, a soli venti metri dal mare per alcuni appezzamenti, espone i vitigni anche ai rischi legati alle mareggiate, esacerbando ulteriormente la vulnerabilità del raccolto.
Le difficoltà non si esauriscono con gli agenti atmosferici marini. L’isola soffre anche di scarse precipitazioni e di una limitata disponibilità idrica a cui si aggiungano problematiche di trasporto e logistica nel reperire attrezzatura.
I vini dell’isola, espressione diretta del territorio e del mare, nascono da vitigni autoctoni come Insolia, Cataratto e Grillo, affiancati da una curiosa presenza dello Zibibbo, un vitigno solitamente autorizzato solo in specifiche province siciliane come Trapani e Pantelleria. Tra le produzioni spicca lo Zhabib Passito ’23, divenuto “Vino dolce dell’anno” nella guida Vini d’Italia 2022, Il Grotta dell’Oro Zibibbo ’22 seduce per i suoi sentori tropicali e agrumati, con un finale di mandorla verde. Infine, L’Isola Bianco ’22, un assemblaggio di Catarratto, Grillo e Insolia, offre un bouquet intenso di pesca bianca, susina verde e menta, con un finale raffinato che evoca il quarzo minerale.
Certi dell’unicità dei luoghi e delle Sue culture, con la memoria degli abitanti eroici, riprendiamo la rotta in direzione dell’arcipelago del Dio Eolo, certi che la misteriosa Ustica rappresenti un unicum della bio diversità del mar mediterraneo.
David Filippo Anastasi
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