Cercavamo un posto che pur promuovendo la cultura del sushi preservasse anche il made in Sicily. E così da questo incrocio glocal nasce il Sakura che eredita in parte il solco tracciato dalla precedente gestione del Ma Sushi Milazzo, rinnovando però locali e menù. Ne viene fuori, come ci racconta la giovane titolare Vittoria Troiso, un concept molto interessante che per quanto concerne il rapporto qualità prezzo non ha rivali. L’entre’ è subito all’altezza delle aspettative con le ostriche in tempura, i crudi sono di fatto un terreno di incontro tra Sicilia e Giappone mentre il roll “sakura” con la ricciola è un perfetto omaggio a questo matrimonio “gentile”. Dal servizio alla tavola fino in cucina il comun denominatore è infatti la delicatezza dei sapori e dei gusti che non stancano mai. Anche con i roll più sofisticati presentati nel menù con la dizione elitaria non si perde mai la semplicità dei prodotti ittici molto spesso made in Sicily. Dal totano al pesce spada, i prodotti seguono la stagionalità. Poi per chi volesse una valida alternativa questo sushi bar diventa ristorante squisitamente siciliano con primi come la pasta coi ricci 100% made in. Non solo un’alternativa ma una proposta con una sua credibilità. Il locale climatizzato e arredato finemente ha anche un dehors esterno che da sulla Piazza Duomo di Milazzo. Durante la degustazione noi abbiniamo un metodo classico di Antichi Vinai, soluzione che prende piede dall’accuratezza della carta dei vini che proprio sulla Sicilia ha tanto da dire. Infine potremmo definire il Sakura un sushi restaurant diversamente giapponese che strizza l’occhio alla storica cultura ittica tradizionale del Mar Tirreno. Un ritorno a Itaca per chi volesse avventurarsi su territori gastronomici inesplorati senza però rischiare la propria memoria gustativa.
A cura di Santi Cautela
