Capita di imbattersi in prodotti premium con una storia davvero originale. Siamo tra Catania e Acireale, tra Etna e mar Ionio. Una zona che in quanto a distillati è esplosa negli ultimi anni con diversi riconoscimenti. Tra le bacche di ginepro dell’Etna e l’alga rossa detta “mauro” appunto, nasce questo gin. Conosciuto con il nome scientifico di Chondrachantus teedei, il mauro, come la maggior parte delle alghe rosse, ha origine marina e predilige i mari caldi. Cresce in abbondanza sugli scogli vulcanici e possiede un alto numero di nutrienti particolarmente benefici per il corpo e per la mente. Per evitare che le sue caratteristiche possano essere in qualche modo alterate, si preleva con le mani e se ne lascia sempre un po’ per farlo rigermogliare.
Le licenze che ne permettono la raccolta sono in numero assai ristrette e sono concesse solo a professionisti competenti allo scopo di tutelare l’ecosistema e di conseguenza l’alga.
Il modo migliore per apprendere la storia del “mauru” è ascoltare i racconti di un anziano ed esperto pescatore catanese. Furono proprio i pescatori, infatti, che con le loro piccole imbarcazioni, rimanendo a ridosso della costa, scoprirono più di un secolo fa, il grande valore di quest’alga dal tipico colore rosso e dal caratteristico aspetto filamentoso. Il più delle volte veniva presa dal fondale non profondo e gustata direttamente sulla riva, insaporita solo con una spremuta di limone. Un piatto povero, venduto anche per strada, dal sapore straordinario, a proposito del quale si diceva “co’ mauru si sciacqua a ucca” e che oggi è divenuto una delizia da veri gourmet.
La versione 19.9 di questo gin è quindi dedicata al mare etneo, mentre la versione detta “Spaccapietre” contiene la Cedracca dell’Etna, scientificamente conosciuta con il nome di Ceterach officinarum, è una piccola felce, molto diffusa in Italia, che cresce nelle regioni aventi un clima mite.
La si trova spesso sui muri o sulle rocce e a renderla unica è sicuramente la sua capacità di crescere rompendo le pietre. Questo avviene grazie alle sue radici che sono in grado di penetrare nelle fessure delle rocce ed espandersi, fino a romperle. Il suo estratto viene utilizzato ancora oggi per la creazione di integratori alimentari che favoriscono il benessere della persona.
La particolarità di questo gin che racchiude al meglio il territorio dell’Etna, sta poi nella sua estetica grazie a una versione della bottiglia costruita a mano con polvere di pietra lavica e che ricorda infatti un pezzo di magma raffreddato. Bellezza, storia, tradizione e territorio in un prodotto che è molto più che distillato, è la sintesi della Sicilia mitologica.
A cura di Santi Cautela

