Poca sicurezza, evento che collima con l’equilibrio naturale del luogo, gestione approssimativa da parte dell’Area Marina Protetta. Il Mish Mash quest’anno ha smosso parecchie perplessità vista la nuova location nel cuore dell’Area Marina Protetta. A lanciare per primo l’allarme, l’ambientalista Giuseppe Falliti, Presidente del WWF, il quale si è visto ricevere persino una diffida da parte del Comune per “procurato allarme”.
Il Dr. Falliti non ci sta e risponde a tono scrivendo a tutte le autorità. Nella sua ultima lettera solleva una questione non per nulla secondaria. Godendo il Mish Mash del patrocinio del Ministero dell’Ambiente – probabilmente per il tramite dell’AMP – cosa c’azzeccano certi sponsor di un evento, tra l’altro già a pagamento?
Scrive Falliti nella sua lettera al Ministero:
“La manifestazione Mish Mash ha il patrocinio di codesto Ministero e tra i requisiti per avere il patrocinio si indicano, tra l’altro: Essere di chiaro e indiscutibile rilievo Ambientale, Essere “Plastic Free”, Non avere carattere, anche indirettamente, lucrativo o commerciale, Non aver carattere principalmente promozionale per marchi e prodotti commerciali.”
Falliti osserva che il patrocinio all’evento fu dato in un momento in cui – data e luogo – erano diversi e, quindi, il Castello di Milazzo. In effetti, come ben specificato sul sito del Ministero ma anche di qualunque ente pubblico, se si chiede il patrocinio per un evento ci devono essere dei requisiti precisi. E poi, entrando nel vivo della polemica, scrive Falliti:
Appare evidente che vi siano sponsorizzazioni anche in forma indiretta in dispregio dell’art. 14 della Legge 394/91 (Legge quadro sulle aree protette), trattandosi di marchi (Acqua Vera, Red Bull e Brewdog) che non presentano requisiti di qualità in linea con le finalità dell’AMP stessa.
Questo ce lo spiegherà sempre il buon Giovanni Mangano, presidente del cda dell’AMP. Ma la Red Bull cosa c’entra con l’Area Marina Protetta di Milazzo? Il Ministero della Transizione ecologica risponderà a queste osservazioni? Intanto pare che l’evento si farà a prescindere da queste considerazioni che per dovere di cronaca vi esponiamo. Noi avevamo chiesto di poter accedere all’evento per poter raccontare lo svolgersi dello stesso. Purtroppo però le nostre richieste di accredito non hanno mai avuto risposta. Ma questo non ci stupisce.
Ci stupisce invece come sia possibile supportare un evento privato in uno spazio pubblico dato in gestione a un privato da un ente per metà pubblico su proposta – improvvisa – di un consorzio pubblico ambientale che usa un emblema pubblico accanto a uno privato (Redbull) che poco c’azzecca con l’ambiente. Ma si sa, le transizioni ecologiche portano lontano…
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