Da un po’ di tempo si registra una profonda crisi della ristorazione a Milazzo. Molti locali faticano anzi a rimanere aperti durante la settimana. In questo articolo spiegheremo i motivi di questa lunga crisi, motivi esplicati dopo lunghi confronti con alcuni di questi ristoratori. Va detto che alcune attività resistono stoicamente mentre altre addirittura in controtendenza, crescono, come il Doppiogusto, il Doppiozero, Malvasia, Bagatto e pochi altri. Ecco i motivi della crisi:
Il caro affitti
Si potrebbe parlare di contro-crisi immobiliare. A causa della fitta densità abitativa Milazzo ha sempre meno “spazi” dove costruire quindi negli ultimi dieci anni i prezzi sono aumentati. Lievitati anche gli affitti commerciali. Oggi un locale commerciale costa quasi 4 volte tanto rispetto a dieci anni fa. Per le attività storiche è quasi d’obbligo rifarsi sui clienti, quindi aumentare il costo finale oltre il food cost dei piatti. C’è chi ci specula, sia per la parte immobiliare ma anche alcune di queste attività. Risulta tuttavia esagerato pagare una cena quasi il doppio rispetto ai ristoranti non milazzesi considerando che l’aumento medio nazionale sugli scontrini nei ristoranti tra 2023 e 2024 è del 3.2%.
Aumento spropositato dei costi
Rispetto alla vicina Barcellona abbiamo constatato che un piatto di pasta mediamente costa 5/8 euro in più. Un calice di vino anche 3 euro in più, un cocktail mediamente 4 euro in più. Milazzo è diventata cara per far fronte al problema di cui sopra (il caro affitti), c’è poi chi si adegua e chi ci specula. Questo alla fine incide sull’offerta generale. Milazzo non è più competitiva rispetto Patti, Messina, Barcellona.
Il problema parcheggi
Potrebbe sembrare un problema aggirabile ma i parcheggi blu a Milazzo si sono rivelati un boomerang. Hanno si normalizzato molte situazioni di far west ma in molti casi si fatica a trovare parcheggio in centro, questo a discapito delle attività che si affacciano tra gli orari pomeridiani e quelli serali, ristoranti e cocktail bar in primis.
I centri commerciali, un tappo all’entrata di Milazzo
Una delle vere disavventure del percorso gastronomico milazzese sono appunto i centri commerciali che assorbono molta utenza smembrando il centro storico di presenze. I centri commerciali ospitano poi ristoranti, pizzerie, fast food e attrazioni varie che in centro mancano. Una sfida a due velocità che non fa bene a Milazzo. In pochi si arricchiscono mentre il centro si svuota e si impoverisce.
Troppa offerta, poca domanda
Milazzo ha il tasso di ristoranti per abitante più alto della provincia. Troppe attività, troppe pizzerie, troppi ristoranti. Questo alla lunga porta a una concorrenza non sana e quindi a un impoverimento generale del settore.
Manca una rete rispetto a Barcellona
I locali di Milazzo non fanno squadra, è risaputo. Mentre a Barcellona si cresce insieme, Milazzo continua una guerra intestina tra locali vecchi e nuovi. Non facendo rete, si è mal rappresentati anche a livello pubblico. In passato non sono mancati i tentativi di creare dei cartelli ma tutti poi finiti nel dimenticatoio.
L’isolamento frutto di più fattori
Svariati motivi minori si rincorrono in questa crisi senza precedenti, il calo dell’occupazione, la mancanza di giovani, l’innalzamento dell’età media, le poche nascite, i collegamenti ballerini tra Milazzo e Barcellona. Oggi Milazzo è isolata mentre fino a qualche anno fa l’utenza era garantita dal comprensorio limitrofo.
Una piazza non sana per giovanissimi
Milazzo di rovescio, conserva una movida per i più giovani che non temono controlli e posti di blocco di cui Milazzo sembra bersagliata da anni ormai – complici le inchieste sul mondo della droga e della micro-criminalità – tuttavia crescono gli eventi legati alla notte per i più giovani, con alcol e musica di scarsa qualità. Una proposta attrattiva al ribasso che genera disordini e inciviltà in una città che vanta storia, arte e cultura millenaria. I luoghi del centro somigliano sempre più ai sobborghi delle grandi metropoli europee tra disordine e chiasso.
Per concludere, questi motivi hanno portato a una crisi senza precedenti del mondo ristorativo e degli eventi in generale. Milazzo ha passato il suo autunno e il suo inverno in un deserto senza fine. Esistono piccoli segnali di sviluppo, iniziative isolate di imprenditori, investimenti di storici ristoratori. Ma è tutto figlio di colpi di coda senza strategia. Un requiem da cui non sarà facile uscire e che, sicuramente, non potrà vivere dell’ossigeno estivo tra luglio e agosto.
A cura di Santi Cautela
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