Un nuovo capitolo di storia e arte si apre a Milazzo con il ritorno a nuova vita dell’ex asilo Calcagno, trasformato in un suggestivo Museo Asylum delle Arti Marinare. Un progetto ambizioso che non solo recupera un edificio storico ma lo proietta nel futuro. La riqualificazione architettonica della struttura è un esempio di eccellenza, un connubio riuscito tra rispetto per il passato e audacia innovativa.
Il restauro è stato curato con meticolosa attenzione, preservando l’integrità stilistica dell’edificio e valorizzandone l’impronta eclettica e neo-gotica della facciata, caratterizzata dalle semisfere degli archi, che sono state magistralmente riportata all’antico splendore.
Ma è l’integrazione sapiente di elementi in acciaio, dal deciso sapore industrial design, a testimoniare l’audacia progettuale. Queste nuove strutture non sovrastano, ma si amalgamano armoniosamente con l’esistente, creando un contrasto affascinante.
Le sale del museo custodiscono , opere di valore che spaziano dalla pittura alla scultura, con un respiro autenticamente internazionale. Tra le opere d’arte di spicco, emergono creazioni di maestri contemporanei come Emilio Isgrò, Magritte, Mirò,Guttuso, Guccione ,Hugo Prat,Schifano Sandro Chia e Giuseppe La Spada.
Accanto a queste espressioni artistiche, il museo rende omaggio all’epopea marinara del quartiere di Vaccarella, esponendo strumenti e manufatti che raccontano secoli di vita legata al mare, alla pesca, alla navigazione. Ogni oggetto è un tassello di una narrazione più ampia, un legame tangibile con le radici profonde di Milazzo e della sua gente.
Ma il Museo delle Arti Marinare non è solo un archivio di opere d’arte e testimonianze storiche. È un luogo vivo, dinamico, pensato per coinvolgere e affascinare ogni tipo di visitatore. Gli spazi multimediali rappresentano un elemento di assoluta novità, capaci di trasportare anche il più acerbo dei visitatori in un’esperienza immersiva e interattiva. Attraverso tecnologie all’avanguardia, si possono esplorare le profondità degli oceani, rivivere le grandi imprese marittime, il tutto rende la cultura accessibile e stimolante, rompendo le barriere tradizionali tra museo e pubblico.
L’anima pulsante di questa rinascita, l’elemento che conferisce al museo una qualità quasi ireplicabile, è senza dubbio il suo direttore artistico, Giuseppe La Spada, Siciliano di Milazzo, ma figura la cui fama varca i confini nazionali , La spada incarna la visione e la passione necessarie per guidare un progetto così ambizioso. Il suo curriculum, facilmente reperibile in rete, è una testimonianza della sua eccezionale carriera: nel 2007, anno in cui vinse il prestigioso Webby Award ( definito “Gli Oscar di Internet”), alla sua partecipazione alla Triennale di Milano, rappresenta un lungo percorso creativo il cui baricentro è sempre stato l’acqua, elemento vitale e fonte d’ispirazione inesauribile.
Nella nostra visita al Museo l’accoglienza del direttore è stata emblematica, con intervalli tra una spiegazione e l’altra, dedicati ad accogliere i visitatori sopraggiunti e manifestando sempre una grande signorilità di un vero padrone di casa. La sua figura si eleva con autorevolezza, esibendo con disinvoltura un inglese impeccabile che rompe ogni barriera linguistica e facilitando l’interazione con un pubblico internazionale.
Al contrario del detto popolare , ovvero, che “l’abito non fa il monaco”, l’outfit scelto dal Direttore dialoga perfettamente con il contesto e con la sua persona. Il suo fluente abito blu Yachiting, evoca la navigazione, ed è impreziosito da un gilet che richiama lo stile inconfondibile degli anni ’20. Questa scelta stilistica non è affatto un vezzo fine a se stesso, ma rappresenta un decoro e rispetto profondo verso l’istituzione museale e la sua missione.
Il suo impegno si percepisce nella cura degli spazi e nell’eleganza dei dettagli che rendono ogni sala un percorso di narrazione, per coinvolgere il visitatore, stimolandone la curiosità e la sensibilità estetica.
Particolarmente potente è il motto che guida la sua azione: “Il nostro lavoro sta nel dare la stessa possibilità ai ragazzi di Milazzo di vivere contesti motivazionali di chi sta a Roma, Milano, New York cioè educarli al bello”. Questa dichiarazione è una vera e propria dichiarazione di guerra alla provincialità che segna il nostro territorio.
Significa voler offrire ai giovani , le stesse ispirazioni, le stesse possibilità di crescita e di formazione che potrebbero trovare nelle metropoli più cosmopolite.
È raro, in verità, incontrare figure che possiedano una tale sintesi di competenza, visione e passione. Troppo spesso ci imbattiamo in gretti e noiosi funzionari incartapecoriti, veri e propri zombi burocratici, che pur adornati di titoli e posizioni, mancano palesemente di quella scintilla vitale, di quella capacità di innovazione.
Ogni tanto c’è un uomo nel posto giusto a cui aguriamo buon lavoro.
David Filippo Anastasi
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